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AMSTERDAM – UN VIAGGIO NELLA CASA DI ANNA FRANK

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Può sembrare una casa come un’altra, invece non lo è, forse perché lì, trovò rifugio durante l’occupazione Nazista il sogno di una piccola scrittrice, sogno che presto si infranse, ma che la fece comunque conoscere al mondo con il suo diario, specchio dei tumulti del suo animo, scritto dall’allora quindicenne Anna Frank.

Quel sogno, svanì come la giovane vita di Anna, nel triste campo di concentramento  di Bergen-Balsen ed è quasi incredibile pensare che quella casa situata sul Prinsengracht, oggi tra gli edifici più visitati di Amsterdam stava per essere demolita negli anni Cinquanta, quando ancora il nome di Anna Frank era pressocchè sconosciuto.

Otto Frank, il padre di Anna, si era rifugiato ad Amsterdam da Francoforte con la famiglia, nel 1933, quando il partito di Hitler raggiunse il potere e fu anche l’unico sopravvissuto fra le otto persone che si rifugiarono nell’ achterhuis, cioè le stanze segrete della casa. Con lui infatti, la moglie Edith, le due figlie e la famiglia Pels che si nascosero lì il 6 luglio 1942 e in novembre si aggiunse anche un’altro rifugiato.

La casa presenta una struttura frontale e annessi sul retro che era adibito a diversi usi, chiamato achterhuis. Otto Frank utilizzava le stanze sul davanti come sede della sua ditta, che trattava spezie, additivi alimentari e aromatizzanti. Le stanze segrete rifugio, erano nascoste da una libreria.

Oltrepassate la libreria e salite la scaletta che conduceva agli appartamenti della libreria, vi sembrerà, come è successo a noi, di rivivere quei momenti e le angosce di questa famiglia. Nelle pareti le illustrazioni ritagliate da Anna  dai rotocalchi dei film che in qualche modo ravvivavano le cupe stanze.  Inoltre vi è anche una cartina, presa da un giornale, utilizzata dal padre di Anna per seguire i processi delle operazioni tattiche per la liberazione dell’ Europa dal Nazismo, dopo lo sbarco in Normandia degli alleati.

Anna scrisse il suo diario, dal luglio 1942 all’Agosto 1944, fino a quando il suo triste destino bussò alla porta, e fu deportata nel campo di concentramento Bergen Belsen, dove morì di tifo nel Marzo 1945.

Il diario di più di 100 pagine sciolte di pensieri e sentimenti, fu proposto dal padre Otto sopravvissuto a diversi editori, ma solo nel 1947 verrà pubblicato da una piccola casa editrice olandese, facendo diventare famosa la piccola Anna.  Nel 1952 verrà pubblicato in inglese e diverrà anche spunto  di una produzione teatrale di Brodway.

 

 

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